Archivio mensile giugno 2013

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In continuum. Luceri a Brindisi

 

Dal 23 giugno al 2 luglio 2013 al Bastione San Giacomo

In Continuum. Luceri a Brindisi

 

Domenica 23 Giugno 2013 alle ore 19.30 si inaugura la mostra personale di pittura “In Continuum”   dell’artista leccese Antonio Luceri nelle sale espositive del Bastione S. Giacomo in Via Nazario Sauro a Brindisi, proseguimento ideale della mostra “ La Figura, il Gesto, il Segno, il Colore” presentata a Mesagne nella Galleria “Le Ali di Mirna”dall’8 al 19 giugno. La mostra è organizzata dall’Associazione Culturale Eterogenea nell’ambito del progetto d’Arte “Le Ali di Mirna” ed ha la collaborazione del Raggio Verde Editoria e Comunicazione di Lecce. Interverranno all’inaugurazione il Sindaco di Brindisi Mimmo Consales, il critico d’Arte Carmen De Stasio, il Presidente dell’Associazione Culturale Eterogezionenea Vito De Guido e il Presidente del Raggio Verde Edizioni Giusy Petracca.

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L’arte di dipingere nelle stanze dell’uomo in continuum

Antonio Luceri. L’arte di dipingere nelle stanze dell’uomo in continuum

di Carmen De Stasio

Nell’arte è tutta la storia dell’uomo, scompigliata e ordinata per capitoli che relativizzano stile, ambiente emozionale e contesto sociale con una dose mutevole di stultitia esplicabile come semantema diacritico tra gli stati della materia e le suggestioni immaginative per comprendere lo stile dell’artista. Di Antonio Luceri.

Ribelle spirito di viaggiatore, Antonio Luceri trasfonde il suo essere nelle percezioni fino a increspare le latitudini che sostengono l’uomo (nel)l’artista in una continua rinascita a se stesso. E’ questo l’ambito in cui le visioni e l’estetica ritemprata dalla reciprocità differenziale trattengono solchi esperienziali nel dialogo con il mondo fino a rappresentarsi come voce visual-esplorativa.

L’art de peintre di Antonio Luceri corrisponde a una sollecitazione di un ambiente la cui finezza è desunta dall’applicazione dei linguaggi penetranti di un verbo che si rivela variante idea, che agisce su di lui investendo la dimensione immaginativa con un ordine iconico nei legami risolutivi e mai risolti tra interventi reciproci di potenziamento, com’é nella natura storica dell’uomo, disposto ad auto–rigenerarsi negli inesauribili colpi di scena delle culture.

La libertà dell’artista non è un’illusione, dunque: egli rivoluziona la forma, da cui tutto ha inizio per movimentare l’ambiente e dinamizzare il movimento stesso. La solidità materica si giova di realtà costruite che, oltre ad essere percepite sono altresì partecipate nel rispetto che si ha per ciò che é in conosciuto, senza disporsi su un fronte di alter natività, né sobillato dalle fauci dell’anarchia dell’esser altro. Giacché Luceri non è mai nell’altrove, come evidenziato dagli energici trascinamenti della spatola nel momento che, infine, distoglie dall’avvertire i segni come scripta neutri in una conversazione spezzata.

Dalla combinazione di estremo realismo sensibile e ricerca tecnica di traduzione sul suo territorio privilegiato è avvalorata la conversione a un modo di concepire la complessità culturale in una selezione delle nuove grammatiche esperienziali, traslate attraverso lo sconvolgimento della forma in contenuti che assorbono la completezza degli spazi. Tuttavia astratto non è mai il gesto, che, anzi, consolida l’educazione alla puntualità con cui l’artista ordina anche aspetti che potrebbero riferirsi ad una savagery ricercata nella pigmentazione raffinata e realizzata nella meta–contestualizzazione contenutistica, su cui agisce il movimento in sequenza veloce con una fitta maglia svettante, nella quale si riconosce la centralità urbana di chi esiste nella contemporaneità espressiva con l’interezza dei sensi. Infatti, sollevato dal paradosso di concepire l’arte come mezzo di distrazione dall’evento esistenziale, attraverso lo studio dell’esperienza Luceri conforma il suo giudizio a un’etica che coniuga la logica dei sistemi artistici con le tempeste che avvengono in campo sociale.

Proprio negli anni in cui Antonio Luceri inizia a esprimersi nel colore, l’arte si sintonizza sulla reciprocità che coadiuva gli interventi sociali con la convinta flessibilità di concepire la vita con l’integrità delle sue figurazioni. L’occhio impara a guardare oltre e nell’intimo, scava con la forza della volontà di evitare rituali, ma di infondere essa stessa il clima alla nuova codificazione dell’avvenuto rigoglio. Le parole divengono scarti flashati sui muri; si impregnano di una forza intermediaria e mai sussidiaria alla creatività; scarnificano di rigidità le monumentali operazioni propagandistiche del bello lucroso a se stesso come note dai contrasti generativi sia nella neo figurazione che nell’intensità dei rovelli e nell’inquietudine dei silenzi. In altri termini, l’arte diviene luogo di apprendimento che parla attraverso i suoi mezzi e le compilazioni tecniche che aprono all’interferenza dei tanti linguaggi in esecuzione simultanea con una logica che s’innesta nella pluralità conseguita dal particolare stile di scrittura dell’artista.

Questo il mood che Luceri sceglie per se stesso: dall’iniziale figurativo –  solcato come terreno di apprendimento e di estensibilità della sua vocazione – il passaggio alla dimensione dell’inquietudine avviene attraverso la progressiva costruzione sintetica di episodi che appartengono a una storia vissuta e amplificata mediante l’incisività del colore nel quale é prepotente l’azione, che vibra addirittura attraverso la sospensione dalla quale l’artista non si lascia sopraffare. Nel tempo breve la stessa linea si concentra in una sorta di liquidità intrinseca di pensiero traslato in gesto e parola che non distraggono le connessioni, frantumate e riformulate secondo criteri di traduzione nell’unica realtà conosciuta – quella reale e immediata, intrecciata con tutte le sonorità possibili, le frasi stonate, i sussurri e i balbettii, integrati in una carica di tensione che diviene l’habitus dell’artista, in viaggio in un mondo che acquisisce come suo; che insegue e che ugualmente lo sostiene con mutevolezza organica e, talora, subliminale.

Dalla discriminazione della forma Luceri perviene alla continuità che incorpora, piuttosto che separare linguaggi e messaggi che ritraggono il reale come luogo di attraversamento fugace, nel quale non si è propensi ad accogliere la lentezza perché ne esalti l’equilibrio. Al contrario, Luceri avanza con riflessione generativa di un’armonia interna, rivelata nella scompaginazione di quelle carte che rendono la memoria un’impalcatura per piani e che egli destruttura per riposizionare in uno spazio unico. Qui, finalmente, le distanze appaiono frange di colore che pulsano attraverso segnali di distinzione conferiti dall’esperimento verbale dall’arguto richiamo, affinché l’altrove si disperda e si consegni la storia come luogo di universale accordo armonico che vive, perché esiste consapevole il soggetto che legge la sua storia.

Il tracciato dall’individualizzazione all’avvertirsi come soggetto di un contesto dilatato a divenir ambiente unico e in continuum attanaglia con la forza che spinge ad una partecipazione effettuale di voci e immagini, in una convulsione di frattali che infine fissano corrispondenze come stanze, nelle quali si addensa il senso dell’uomo nella sua totalità.

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Nel segno di Luceri

Alla Galleria d’Arte Contemporanea Le Ali di Mirna dall’8 al 19 giugno 2013

La Figura, il Gesto, il Segno, il Colore” approda a Mesagne

Sabato 8 Giugno 2013 alle ore 19.30 si inaugura la mostra personale di pittura “ La Figura, il Gesto, il Segno, il Colore” dell’artista leccese Antonio Luceri nelle sale espositive della Galleria d’Arte Contemporanea Le Ali di Mirna in Via Ruggiero Normanno n. 22-24 a Mesagne. La mostra è organizzata dall’Associazione Culturale Eterogenea nell’ambito del progetto d’Arte “Le Ali di Mirna” ed ha la collaborazione de Il Raggio Verde Edizioni di Lecce.

Interverranno all’inaugurazione il Sindaco di Mesagne Franco Scoditti, il critico d’Arte Carmen De Stasio, il Presidente dell’Associazione Culturale Eterogenea Vito De Guido e il Presidente del Raggio Verde Edizioni Giusy Petracca.

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