Il colore? Suona!

DiStaff

Il colore? Suona!

Il Paese nuovo 07 dicembre 2010

Pittura/ Antonio Luceri

Il  colore ? Suona ! di  Maurizio Nocera

 

Una sera dell’estate passata, mi capita di presentare una mostra di pittura in una galleria di Martano. C’erano esposte le opere di artisti provenienti da differenti regioni d’Italia, della stessa Puglia e della stessa Martano. Tra gli altri, lo sguardo mi si fermò su alcuni dipinti segnati da colori intensissimi di Antonio Luceri, pittore martanese, che ancora non conoscevo.

 

Forme sonore

Ciò che attirava il mio sguardo era la tessitura coloristica, il modo con cui l’artista aveva disteso sulla tela i gialli, i rossi, gli azzurri cobalti, i bianchi, lo stesso nero; minore invece era l’uso del verde. Particolare interessante, di quando in quando, sull’opera, l’artista aveva steso delle tracce di scrittura, come  nel dipinto “La lettera”, un olio su tela del 1995; un’altra di questi interessanti opere era il dipinto dall’emblematico titolo “Kruja….la pioggia” (olio su tela del 1997). L’idea della pioggia era segnata dal colore in diagonale facendolo scorrere dalla destra del dipinto verso la sinistra in basso. Chi conosce la città fortificata albanese, patria di Giorgio Castriota Scanderbeg sa che, a guardarla nella realtà, si ha nettamente la sensazione di vederla come un fascio di luce sotto la grande montagna. La sensazione che ebbi, ammirando l’opera di Luceri, fu proprio questa, cioè di trovarmi davanti all’imprendibile fortezza che per 25 anni (prima metà del ‘400) resistette all’attacco degli Ottomani, grazie all’indomito coraggio dell’eroe albanese.

Quel giorno, altre opere di Luceri attrassero la mia curiosità. Ad esempio, il dipinto “Memorie del sud”, un olio su tela del 1995, dove il rosso, il bianco, il giallo e il nero si intrecciano in uno spasmo tipico della tarantola salentina, mitico insetto della Terra di mezzo, che un tempo, ma non sono passati molti decenni, provocava sofferenza e languore ai malcapitati che venivano da essa morsi.

Nell’opera dell’artista martanese  l’oistros del ragno è lì al centro del dipinto ad ammonire che la sofferenza dell’uomo non è finita, che non finirà mai, se non è quando l’uomo stesso non scomparirà definitivamente dalla faccia del pianeta.

Le forme distorcenti e sonore di Luceri fanno molto riflettere, e ha ragione Toti Carpentieri quando, in un catalogo, le descrive così:  <<  A ben guardare Antonio Luceri ha sempre “amato” il colore, avendone innato il senso: modulandolo poi secondo la predominanza dei contrasti – talvolta –  o una manifesta compenetrazionedi netta rilevanza espressiva./Il susseguirsi quasi accelerato di bianchi splendenti e di azzurri marini, ma anche di rossi intensi e di luminosissimi gialli, non trova la sua giustificazione nella casualità (…) ma in una sorta di necessità vitale tendente ad uno stato di “ponderabilità” difficile a raggiungersi, ma non impossibile >>.

Ancor prima del virtuale…

Nell’occasione della mostra di Martano, l’artista notò il mio interesse per i suoi dipinti e  si offrì di inviarmi un suo catalogo, ormai datato, che puntualmente giunse a  destinazione. Si tratta di un libro formato in-4°grande della Lalli editore (Poggibonsi, 1976). La prima nota critica è del  mio vecchio amico Vittorio Balsebre. Siamo in tempi assolutamente lontani da qualsiasi contaminazione virtuale, il computer di massa è di là da venire, per cui le immagini sono state impresse sulla carta ancora con gli antichi metodi di stampa, cioè con macchine piano-cilindriche.

È interessante quando, in forma di lettera, Balsebre scrive della pittura di Luceri, il quale  << si ricollega, in parte, ad una specie  di postcubismo in cui la scomposizione dell’immagine e dei piani è soltanto accennata, la compenetrazione è elementarmente indicata o annullata (…) a favore di una sorta di espressionismo che tiene conto anche di taluni valori della pittura italiana (…) e di, sia pur lieve, aderenza al picassismo che, comunque, si contempera in un addolcimento generale, tramite il sentimento personale. -Nella sua pittura- c’è una certa presa di posizione della forma geometrica. Una scomposizione dei piani. Un ribaltamento della prospettiva scientifica, fotografica per un’accettazione dello spazio in senso ideale, inventato, un senso del colore usato in modo timbrico, spesso con una predominanza dei contrasti simultanei, con toni violenti, in senso espressionistico >>. Balsebre insiste sul concetto di pittura espressionistica, e non ha torto, perché effettivamente in non pochi dipinti del Luceri, noi possiamo individuare quel segno particolare di pennellata allungata che fu tipica degli espressionisti tedeschi.

 

Le donne di Martano

E possibile verificare tutto ciò ammirando i suoi dipinti aventi per oggetto le Donne (le “prefiche”di Martano), in cui è possibile leggere lo sgomento della condizione femminile attraverso la combinazione di colori inquartati per sezioni separate. Di questo aspetto tragico del ruolo delle Donne di Martano se n’era accorto anche Corrado Della Vita il quale, sempre sullo stesso catalogo, testualmente scrive: << Ci turbano “le prefiche” assurde e vere nella loro falsità, tagliate nel legno, umane e drammatiche; ci bagna la mano la lacrima (che viene) giù dagli occhi senza speranza, nell’angolo amaro della bocca vi è il dolore del mondo. Onirica una mano bianca propone una sfera di fuoco che brucia il tempo: la donna allucinata guarda con stupore avito. Ed è immobile >>. Dram-

maticità della condizione di vita, tragedia dell’uomo di sempre dal primitivo al contemporaneo, imperscrutabilità della condizione determinata della specie in quanto tale, difficoltà di risolvere il problema dell’Io nel suo rapporto col proprio inconscio, inducono l’artista martanese a segnare la tela di passaggi ineluttabili dell’esistenza. Egli pensa alla sua pittura come il risultato ancestrale di una dimensione profondamente ancorata all’oggi, e di sé dice: <<La mia mano stringe un pennello, una spatola, un carboncino e corre sulla superficie, e sia essa tela, carta e quant’altro (si marca) di linee, segni, immagini, scollegate dal loro contesto ambientale. Il tutto diviene un palco, dal quale il personaggio e l’oggetto principali sono a se stanti. La mano si sposta da un punto all’altro, (così che) ogni macchia, ogni punto, linea sono un atto di successione degli atti  distorcenti l’immagini che, supportata da scansioni del colore creano un mostro, una Venere nascente come l’Araba Fenice >>.

Ed è appunto quanto  individua nel percorso dell’artista anche il leccese Francesco Pallara, che scrive: << Luceri crea la sua pittura, artista acre e moderno, racconta le storie difficili dei nostri giorni attraverso i suoi personaggi    pregni di umanità e di fronte ai quali siamo chiamati dall’artista come per una provocazione >> (v.Catalogo citato).

 

Colori corpo

Sull’uso dei colori di Antonio Luceri abbiamo già detto, ma c’è da fare ancora qualche altra riflessione a partire proprio da una considerazione di Rino Buja, che ebbe modo di scrivere: << Antonio Luceri intuisce che il colore è soprattutto calorosa effusione dell’animo atto ad esprimere le istanze del comporre al di là delle esigenze del disegno, e perciò mira alla resa dei volumi, all’armonia delle cromie, all’impostazione delle figure dal gesto calmo e dai volti espressivi, concepite in raccolta solitudine ed intimità, in uno spazio indistinto, dal cui insieme scaturisce, con elementare evidenza, l’illusoria corporeità dimensionale delle immagini che Luceri ha, con intenzione e stupore, evocato, in una visione emotiva che egli esprime affidandosi alla precisione dei segni purissimi ed incisivi, dal ritmo aperto e luminoso, ricchi sì di modulazioni, ma sempre magistralmente controllati >> (v. Catalogo citato). Sono considerazioni, quelle del Buja, che stanno dentro alla storia pittorica dell’artista che, in una lettera a Ezechiele Leandro, precisa: <<Caro Leandro, (…) l’arte come sai è complicata e imprevedibile, (…) per fare un quadro non bisogna attenersi per forza alla prospettiva, al colore, alla forma. Per conoscere l’arte si deve essere liberi da regole, proprio per poter  capire che cosa passava per la mente all’artista  al momento. Il pittore lavora con i propri colori, col suo cuore, e con la sua fantasia >>(v. Catalogo citato).

In queste frasi di Luceri sono enucleate le condizioni della sua pittura che, come scrive Toti Carpentieri, si tramuta da realtà da visionare anche in realtà sonora. Ed è quanto accaduto a chi qui scrive il quale, davanti alla copertina, realizzata dal pittore martanese per uno dei più importanti libri (“Dawson”, Raggio Verde, Lecce 2007)del filosofo cileno Sergio Vuskovic Rojo, non si è trattato solo di vedere l’intreccio astratto-coloristico della sofferenza, ma di sentire scaturire dal dipinto anche una sorta di sonorità, un lamento di una nostra umanità disperata e confusa. Aspetto questo rilevato anche dallo scrittore  Augusto Benemeglio che ha definito la pittura di Luceri un << modus di una scrittura che non è solo visiva ma musicale, che ha ritmi, vibrazioni, improvvisazioni, una tessitura poetica oltreché pittorica >>

(v. <<Espresso Sud >>  giugno 2009, p.73).

 

Si apre oggi, 07 dicembre 2010 ore 18 nella sala comunale “K. Wojtyla” in Martano la personale di pittura di Antonio Luceri. La figura, il gesto, il segno, il colore. Raccontarsi per immagini. La mostra è curata dal critico d’arte Toti Carpentieri che, negli anni, ha seguito il percorso e la ricerca dell’artista di Martano che, proprio nella città natale, presenta in una doppia personale prima alla sala comunale (dal 7 al 13 dicembre) poi nell’Abbazia dei Cistercensi (dal 16 al 30 ) una accurata selezione di opere realizzate dal 1975 fino agli ultimi realizzati  nel 2010.

La mostra nel 2011 sarà ospitata a Lecce, nell’ex convento ai Teatini, per iniziare un tour espositivo che toccherà le principali città italiane.

Info sull'autore

Staff administrator

Commenta