Vittorio Balsebre

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Vittorio Balsebre

MONOGRAFIA DI ANTONIO LUCERI – LALLI EDITORE*

Caro Luceri, non posso deludere le tue aspettative per la presentazione che, con tanta gentile premura, mi chiedi per una monografia sulla tua pittura.
. . . ma vorrei ricordare prima d’iniziare che il nostro incontro – che risale a molti anni addietro – fu reso più significativo perchè a Roma, io nel 1947-48 ed oltre e tu un po’ più tardi, avevamo frequentato, nei pressi di via Margutta, nell’adiacente S. Giacomo, la stessa scuola ed avevamo avuto entrambi lo stesso insegnante, architetto Sbriccoli che è presente tuttora, con simpatia, nel nostro ricordo.
Nell’odierna situazione delle arti, per riuscire a comprendere l’espressione singola di un autore, si deve giocoforza risalire ai primi decenni del nostro secolo ( se non addirittura agli impressionisti francesi ) nel quale sono avvenuti i maggiori movimenti d’avanguardia che hanno gettato i presupposti per tutta l’arte attuale. E’ questo il punto in cui sembrano essere d’accordo anche i maggiori critici italiani. Per cui non si può non risalire a questi presupposti quando si vuole presentare un artista contemporaneo. Si badi bene che neppure i maestri o addirittura gli innovatori possono sfuggire a questa regola per ragioni che qui sarebbe troppo lungo spiegare, ma che è avvertita quasi concordemente.
Cosi anche Luceri si ricollega, in parte, ad una specie di postcubismo in cui la scomposizione dell’immagine  e dei piani è soltanto accennata, la compenetrazione è elementarmente indicata o annullata (ma mai confusa ) a favore di una sorta di espressionismo che tiene conto anche di taluni valori della pittura italiana (di un Soffici ad esempio o di un Carrà, dei collaggi, intorno agli anni 15 ) e di una, sia pur lieve, aderenza al picassismo che, comunque, si contempera in un addolcimento generale, tramite il sentimento personale.
Ma Luceri è un pittore serio, un pittore che si preoccupa anche, e soprattutto, di dare una propria strutturazione alla sua cultura visiva in modo che queste conoscenze, che sono il presupposto di una espressione linguistica, com’è ovvio, si organizzano in maniera personale per diventare messaggio. Sono cioè opere compiute anche se collocate nell’ambito di una particolare istanza culturale.
Quali i valori strutturali di questa pittura legata tuttora alla figuratività, ma oltre i limiti di una improvvisazione? C’è una certa presa di posizione della forma geometrica. Una scomposizione dei piani. Un ribaltamento della prospettiva scientifica, fotografica per una accettazione dello spazio in senso ideale, inventato, un senso del colore usato in modo timbrico, in senso espressionistico.
Non mancano, tuttavia, accenti propriamente slegati da ogni oggettività e librati in un’atmosfera lirica, sulla linea di una pittura di astrazione che, comunque, non crea una rottura stilistica con quella più figurale ed oggettuale, nel contesto generale delle sue opere.

Vittorio Balsebre


* STAMPATA IL 1976 , SIENA

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